Archive for the Senza categoria Category

Ciao!

Posted in Senza categoria on 1 aprile 2014 by carlonline

Benvenuti su

“CARLONLINE”

questo blog è aperto

a chiunque voglia condividere con me idee, opinioni, suggerimenti, esperienze e chi più ne ha più ne metta.

Mi chiamo Carlo, sono un religioso”pavoniano”, aspirante “padre-pavoniano”.

Come chi sono i Pavoniani?!!

Se non li conoscete ancora è proprio il momento opportuno. Potete trovare tutte le notizie a questo sito:

www.lodovicopavoni.it

Tengo a precisare che non gradisco volgarità di alcun genere, per il resto sono aperto a tutto.

Allora sto in attesa, particolarmente di voi giovani, perchè i Pavoniani sono da sempre dalla vostra parte!

“All the best 4 U!”

Carlo

cavia67@yahoo.it

Vuoi fare del bene? Ti basta un “click”

Help end world hunger

“Ki ama la vita” – A tribute to p. Lodovico Pavoni

Posted in Senza categoria on 1 aprile 2014 by carlonline

1° Aprile 1849: moriva a Saiano (BS) p. Lodovico Pavoni. Pagava con la vita l’eroico gesto di portare in salvo i suoi ragazzi dai bombardamenti che straziavano Brescia durante le “10 giornate”.
Questo è il mio tributo all’uomo che ha donato un futuro a tanti giovani.
Questo è il mio tributo all’uomo che ha dato una direzione alla mia vita.
Questo è il mio tributo a te, che già la gente del tuo tempo ti considerava un Santo, nella certezza che presto la tua santità sarà riconosciuta ufficialmente.

Le domande di un non credente al papa gesuita chiamato Francesco

Posted in Senza categoria on 7 agosto 2013 by carlonline

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Buongiorno a tutti! Dopo secoli di latitanza, torno a “scarabocchiare” la mia “bacheca virtuale”. Lo stimolo mi è stato dato da un articolo di Eugenio Scalfari pubblicato questa mattina su “La Repubblica.it” (http://www.repubblica.it/politica/2013/08/07/news/le_domande_di_un_non_credente_al_papa_gesuita_chiamato_francesco-64398349/), dal titolo: “Le domande di un non credente al papa gesuita chiamato Francesco”. Se da un lato non posso che rallegrarmi del fatto che questo Papa sia stimato anche da chi si definisce “lontano” dalla Chiesa, dall’altro sono rimasto quantomeno stupito dalle domande che una persona colta quale reputo essere l’autore dell’articolo ha posto a Papa Francesco. Le riporto testualmente:

Prima domanda: se una persona non ha fede né la cerca, ma commette quello che per la Chiesa è un peccato, sarà perdonato dal Dio cristiano?

Seconda domanda: il credente crede nella verità rivelata, il non credente pensa che non esista alcun assoluto e quindi neppure una verità assoluta, ma una serie di verità relative e soggettive. Questo modo di pensare per la Chiesa è un errore o un peccato?

Terza domanda: Papa Francesco ha detto durante il suo viaggio in Brasile che anche la nostra specie perirà come tutte le cose che hanno un inizio e una fine. Anch’io penso allo stesso modo, ma penso anche che con la scomparsa della nostra specie scomparirà anche il pensiero capace di pensare Dio e che quindi, quando la nostra specie scomparirà, allora scomparirà anche Dio perché nessuno sarà più in grado di pensarlo. Il Papa ha certamente una sua risposta a questo tema e a me piacerebbe molto conoscerla.

Ora, io non so se e cosa risponderà il Papa, dal mio punto di vista (ed è quello di un umilissimo sacerdote di oratorio), le risposte che potrei dare io potrebbero essere queste:

Alla prima domanda risponderei: come può anche semplicemente pensare di essere perdonato uno che non è minimamente convinto di aver fatto qualcosa di sbagliato? Il peccato (nella visione cristiana) è un auto-collocarsi fuori dall’amore di Dio, il “perdono” non è altro che l’accondiscendenza di Dio alla creatura che desidera ritornare in quella relazione di amore che il peccato aveva interrotto.
Alla seconda domanda risponderei che la domanda stessa è una contraddizione in termini: come si può affermare che non esiste una verità assoluta, ma solo tante “verità relative”? Non è già questa un’affermazione che pretende di essere vera?
Infine, alla terza domanda (che mi sembra la più superficiale) risponderei: forse che, per il semplice fatto che non ci sarà più nessuna creatura umana che la può pensare, insieme al genere umano scomparirà anche Venezia, o la Pietà di Michelangelo, o il mondo intero? Il mondo, caro Scalfari, c’era anche ai tempi dei dinosauri, i quali, nonostante fossero dotati di ben 2 cervelli, avevano ben altri “pensieri” che chiedersi se c’era o non c’era un Dio. Ritenere che qualcosa esiste “solo” perchè posso pensarla mi sembra fuori dalla realtà, e quantomeno arrogante.

Old best 4 U, my friends, God bless!

Settimana di preghiera per l’unità dei Cristiani (18-25 gennaio 2011)

Posted in Senza categoria on 19 gennaio 2011 by carlonline

“Uniti nell’insegnamento degli apostoli, nella comunione, nello spezzare il pane e nella preghiera” (cfr. At 2, 42)

 

TESTO BIBLICO

Essi ascoltavano con assiduità l’insegnamento degli apostoli, vivevano insieme fraternamente, partecipavano alla Cena del Signore e pregavano insieme. Dio faceva molti miracoli e prodigi per mezzo degli apostoli: per questo ognuno era preso da timore. Tutti i credenti vivevano insieme e mettevano in comune tutto quello che possedevano. Vendevano le loro proprietà e i loro beni e distribuivano i soldi fra tutti, secondo le necessità di ciascuno. Ogni giorno, tutti insieme, frequentavano il tempio. Spezzavano il pane nelle loro case e mangiavano con gioia e semplicità di cuore. Lodavano Dio ed erano benvisti da tutta la gente. Di giorno in giorno il Signore aggiungeva alla comunità quelli che egli salvava.

(At 2, 42-47)

 

INTENZIONI E PROPOSTE DI LETTURE BIBLICHE

1° Giorno: La chiesa di Gerusalemme

Gioele 2, 21b-22.3, 1-2

Salmo 46 (45) 1-11

Giovanni 14, 15-21

 

2° Giorno: Molte membra in un solo corpo

Isaia 55, 1-4

Salmo 85 (84) 8-14

1 Corinzi 12, 12-27

Giovanni 15, 1-13

 

3° Giorno: La fedeltà all’insegnamento degli apostoli ci unisce

Isaia 51, 4-8

Salmo 119 (118) 105-112

Romani 1, 15-17

Giovanni 17, 6-19

 

4° Giorno: La condivisione come espressione di unità

Isaia 58, 6-10

Salmo 37 (36) 1-11

Atti 4, 32-37

Matteo 6, 25-34

 

5° Giorno: Spezzare il pane nella speranza

Esodo 16, 13b-21a

Salmo 116 (115) 12-14.16-18

1 Corinzi 11, 17-18.23-26

Giovanni 6, 53-58

 

6° Giorno: Fortificati dalla preghiera

Giona 2, 1-10

Salmo 67 (66) 1-7

1 Timoteo 2, 1-8

Matteo 6, 5-15

 

7° Giorno: Vivere nella fede della resurrezione

Isaia 60, 1-3.18-22

Salmo 118 (117) 1.5-17

Romani 6, 3-11

Matteo 28, 1-10

 

8° Giorno: Chiamati a servizio della riconciliazione

Genesi 33, 1-4

Salmo 96(95) 1-13

2 Corinzi 5, 17-21

Matteo 5, 21-26

 

PREGHIERA ECUMENICA

O Dio di misericordia, fa’ che il tuo Spirito datore di vita possa smuovere ogni cuore, che le barriere che ci dividono possano cadere, il sospetto scomparire, gli odi cessare, che le divisioni possano essere sanate, e che il tuo popolo possa vivere nella giustizia e nella pace.

Amen.

 

 

 

 

 

 

Salviamo la “Perfetta Letizia”!

Posted in Senza categoria on 24 ottobre 2010 by carlonline

Carissimi, è con la tristezza nel cuore che scrivo questo post, ma la cosa è troppo urgente, quindi non posso permettermi di perdere tempo a “piangermi addosso”.

Come accennato nel post che potete trovare qui anche noi Giovani Pavoniani abbiamo avuto la grazia di essere ospitati presso la foresteria “Perfetta Letizia”, situata dietro la basilica di Santa Maria degli Angeli, ad Assisi e sapientemente gestita da Angela e dai suoi numerosi amici/volontari. Il clima che si respirava in quel posto era qualcosa di meraviglioso: profumava di semplicità, di accoglienza, di fraternità… di FRANCESCANITA’! Qualsiasi pellegrino si trovasse a passare di lì poteva star certo che un piatto caldo e una coperta per dormire non gli sarebbero mai stati negati. Se a ciò aggiungete la certezza di poter consumare il cibo in compagnia e allegria, capite bene come da quel posto si ripartiva ricaricati: fisicamente, ma ancor di più spiritualmente. La “Perfetta Letizia” era uno di quei posti dove Dio lo puoi vedere, toccare, respirare. Uno di quei posti dove con Dio puoi stare seduto a parlare, a cantare, a pregare insieme. E ha mille facce, parla mille lingue diverse, ha mille età diverse… ma UN SOLO CUORE!

Ebbene, ora questo “angolo di paradiso” sta per essere chiuso, per non riaprire mai più! Le motivazioni che sono state addotte risultano essere quantomeno “bizzarre”, e fanno sorgere il sospetto che dietro ci sia ben altro. Non è mia intenzione però addentrarmi in queste questioni, ciò che a me sta a cuore è che la “Perfetta Letizia” continui ad esistere, e continui ad esistere come io l’ho conosciuta, con tutti gli annessi e i connessi.

Per questo, con il cuore in mano, invito tutti voi che passate da questo blog a firmare la petizione che potete trovare cliccando qui sotto:

Vi prego, inoltre di divulgare con ogni modo possibile la notizia e l’invito a firmare anche tra i vostri amici: magari non sarà sufficiente a salvare la “Perfetta Letizia”, ma  per Angela e tutti quelli che amavano questa foresteria sarà sicuramente di conforto sapere che tante persone hanno a cuore la loro causa.

Non aggiungo altro, se non il mio classico saluto: “OLD BEST 4 U BRETHREN ‘N SISTREN!”

Pedofilia e Chiesa cattolica

Posted in Senza categoria on 1 maggio 2010 by carlonline

Ho trovato questo articolo molto interessante, e voglio condividerlo con voi. Personalmente ritengo un abominio intollerabile la pedofilia, specialmente se perpetrato da figure che, per il ruolo che ricoprono, tendono a carpire più facilmente la fiducia dei bambini. Il parere di questa psicologa, però, mi ha aiutato a vederli un po’ meno come dei “turpi mostri” o “orchi” (come spesso li si definisce nel linguaggio popolare), e un po’ di più come persone malate, che meritano anche un po’ di comprensione e, soprattutto, di compassione.

La situazione in cui si trova oggi la mia Chiesa mi rende triste e so di non essere la sola a sentirmi oppressa da questo sentimento. Di fronte ad alcuni recenti o recentissimi comportamenti del Vatica-no, molti cattolici sono smarriti, disorientati: non ne condividono alcune reazioni di autodifesa e di arroccamento, di fronte a scandali dei quali non si sospettava la gravità. Il turbamento spinge non pochi a staccarsi dalla vita comunitaria. Siamo di fronte a una specie di scisma silenzioso e doloroso, non solo per le sue conseguenze ma anche perché nasce da una penosa sofferenza di persone che si sforzano di seguire il Vangelo.
L’esplosione del caso dei sacerdoti pedofili ha una parte notevolissima in questo disagio ecclesiale; ed io sento il dovere di riflettere su quanto sta accadendo, come cristiana e come psicologa che nella sua attività terapeutica ha avuto a che fare, dolorosamente, con la pedofilia.
Credo che, innanzi tutto, non si debbano dimenticare i risvolti più propriamente ecclesiologici della vicenda. È evidente che essi hanno avuto un ruolo fondamentale nei confronti della gestione pubbli-ca del «caso». Ora, se la Chiesa viene concepita soltanto come «santa», con un «santo padre» che la guida e quindi come modello di perfezione da proporre ai fedeli, è comprensibile che si sia cercato di tenere nascosti comportamenti di singoli membri non all’altezza di tale modello. É lo stesso com-portamento che hanno, lodevolmente, i genitori quando evitano di scaricare sui figli piccoli i loro problemi, che, se gravi, i loro bambini non sarebbero in grado di reggere senza sentirsene devastati.

Ma la Chiesa come si pone nei confronti dei suoi fedeli? Li considera adulti o minori? Se li considera minori, può avere senso, dal punto di vista di chi la guida, difendere la santità di tutti i suoi membri. Se invece la Chiesa considera i fedeli persone mature, non teme di perdere una posizione idealizzata, non teme di presentarsi come realmente è: un insieme di persone peccatrici, che rimangono tali anche che se raggruppate intorno alla figura del Cristo. I Padri della Chiesa parlavano di una comunità «casta et meretrix».
A queste due posizioni corrispondono le due diverse reazioni che si sono avute nella Chiesa quando è scoppiato il caso dei preti pedofili. Alcune autorità ecclesiastiche hanno trovato necessario coprirlo, altre hanno pensato necessario affrontarlo pubblicamente, fino ad ammettere che il sacerdote a-busatore andava, per la sua pericolosità sociale, giudicato non solo da tribunali interni all’istituzione ma anche da quelli dello stato.
Poiché l’intervento del Papa fissa ora l’assoluta necessità di un mutamento radicale nel comporta-mento dei vescovi, mi sembra importante, a questo punto, porre alcuni fondamentali interrogativi.

Chi è il pedofilo?
Il pedofilo non è un mostro, è piuttosto lui stesso una vittima: è una persona che nella sua prima in-fanzia non ha ricevuto cure amorevoli dai genitori, i quali, per  ragioni diverse, non sono stati in grado di rispondere ai bisogni del proprio piccolo/piccola nei suoi aspetti di base. Sono quei bisogni che ogni madre riconosce nel neonato accudendolo. La non risposta a tali bisogni primari produce conseguenze gravissime nella vita adulta. Solo, infatti, se c’è stato un «buon ambiente» creato da una madre non perfetta ma «sufficientemente buona», il neonato può iniziare la tappa fondamentale del suo sviluppo, quella che lo psicoanalista Eugenio Gaddini ha definito «organizzazione mentale di base». Tutto quello che succede poi nello sviluppo è importante, ma questa organizzazione ha la stessa importanza delle fondamenta per una casa. Alla nascita il neonato è fisiologicamente assem-blato (ciò avviene nella vita fetale), ma psichicamente è ancora costituito da parti sconnesse che de-vono essere organizzate, integrate, dall’amore di una persona che si prende cura di lui.
Qualche volta (non sempre) il futuro pedofilo ha subito nell’infanzia anche qualcosa di peggio: una violenza sessuale. Se alla mancanza di un buon ambiente, già da sola premessa di una psicosi, si ag-giunge questa terribile esperienza, si può capire come alla sua struttura psichica sia stato impedito di costruirsi.
Ecclesiastici autorevoli, purtroppo digiuni di psicologia, hanno messo in connessione la pedofilia con l’omosessualità. Come s’è detto sopra, il pedofilo ha sofferenze strutturali di base che non hanno niente a che vedere con le problematiche di tipo omosessuale. Oltre a tutto, le statistiche ci dicono che il numero dei maschi pedofili è maggiore di quello delle donne, ma che tanto gli uni che le altre seducono bambini e bambine.

Che cosa cerca il pedofilo nel bambino?
Il pedofilo cerca nel bambino risposte a bisogni del Sé, a quei bisogni sensoriali di base, come l’es-sere toccato o l’essere guardato, che gli sono mancati nella sua infanzia. Inizia di solito il suo ap-proccio al bambino con l’esibizione dei propri genitali perché – come ritengono eminenti specialisti in questo campo – egli ha insicurezze relative alla propria identità di genere, un rapporto problematico con il proprio corpo, che richiede conferme soprattutto per quel che riguarda l’apparato sessuale e nel bambino cerca di suscitare ammirazione per i propri attributi, ammirazione non altrettanto facile da suscitare in un adulto.
Poi inizia con il bambino un «gioco di carezze», che lo fa sentire, con un processo di identificazione, il bambino accarezzato. Ma poiché il pedofilo è un adulto, l’eccitazione suscitata da tali preliminari, sfocia facilmente in atti sessuali veri e propri, che talvolta esplodono con inaudita violenza.
Data la fragilità del suo Io, il pedofilo è incapace di tenerezza, un sentimento che si può sviluppare solo quando l’Io è in grado di controllare le proprie pulsioni. Inoltre, proprio per le sue carenze di sviluppo, ha un ridotto senso di realtà, che non gli permette di rendersi conto, non solo di quello che sta facendo, ma anche di quello che prova il bambino che subisce le sue seduzioni: è mancante di capacità empatica.

Che conseguenze ha per il bambino essere abusato?
Le violenze che il bambino subisce hanno conseguenze diverse in base al rapporto affettivo che il bambino ha con l’abusante, al grado della loro brutalità e sono tanto più gravi quanto più è piccolo l’abusato. Le violenze subite in tenera età da parte di familiari, producono danni talvolta irreparabili anche da una buona terapia del profondo e comunque rimangono sempre come tracce indelebili.
Se le violenze fatte su bambini piccoli impediscono il consolidarsi della organizzazione mentale di base, anche le violenze fatte su bambini più grandi – quelle generalmente subite da figure genitoriali come i sacerdoti – non  sono prive di gravi conseguenze: nel primo caso, viene interrotto il processo integrativo, nel secondo caso avviene un processo disintegrativo, simile all’effetto di una bomba. Questo tipo di violenza colpisce tanto più gravemente in quanto il bambino si affida fiduciosamente a tali figure, e in modo inerme, senza quindi attivare lo schermo difensivo abitualmente messo in atto di fronte a una persona che non conosce.

Perché alcuni potenziali pedofili scelgono lo stato clericale?
Come nella pianta, già nel seme c’è la spinta verso il progetto genetico che essa deve realizzare, così in ogni uomo c’è la spinta verso il compimento del proprio sviluppo. Chi è cresciuto nella condizione tragica descritta cerca intorno a sé un ambiente protettivo che lo aiuti in questo percorso. Ora ambienti costituiti da persone che si occupino di chi è in sofferenza psichica non sono facili da tro-vare, in una società come la nostra, in cui lo Stato sembra spesso indifferente ai problemi dei citta-dini che si trovano in quelle condizioni. In mancanza di strutture adeguate, l’ambiente clericale può essere allora sentito come particolarmente protettivo.
La scelta celibataria sacerdotale del pedofilo può anche dipendere dal fatto che il matrimonio gli appare poco desiderabile, se i suoi hanno avuto una esperienza fallimentare. In questo caso egli teme di essere inadeguato a vivere ogni tipo di relazione, e in modo particolare la relazione sessuata di coppia, proprio come sono stati inadeguati i suoi genitori. Il potenziale pedofilo, essendo una per-sona fragile, si sente minacciato e a rischio di disgregazione del Sé, in modo più o meno consapevo-le, tanto dalla propria libido che non riesce a gestire come vorrebbe, quanto dalla propria aggressivi-tà, e queste due componenti sono costitutive di qualsiasi rapporto.

Come mai non ci si è accorti della pedofilia di un candidato al sacerdozio?
La gente si chiede come sia possibile che chi si è dedicato alla formazione di un candidato al sacer-dozio non si sia accorto della sua patologia. E come mai più tardi i suoi superiori non si siano resi conto della gravità e della pericolosità dei suoi comportamenti. Le risposte non sono facili. La prima causa sembra quella dell’ignoranza. Ignorare vuol dire non capire, e si può non capire tanto per ignoranza psicologica dei processi di sviluppo, quanto perché i propri problemi fanno velo alla comprensione. In ogni caso valutare la sanità psicologica di una persona è molto difficile: anche pa-tologie molto gravi rimangono spesso nascoste in una parte scissa della personalità, (il cosiddetto «falso Sé») e sfuggono persino a valutatori sperimentati. Consapevoli di ciò, alcuni ordini religiosi affiancano all’esame vocazionale dei candidati test, che sono ormai ritenuti dagli psicologi strumenti validi di conoscenza e di svelamento del non detto.
Qualcuno ha messo in relazione il celibato con la pedofilia; questo non è vero in modo diretto, però occorre fare alcune considerazioni in proposito. Sulla valutazione dei candidati al sacerdozio pesa anche, in maniera più o meno consapevole, la preoccupazione dei vescovi per la crescente secola-rizzazione della nostra società. Le candidature sacerdotali sono diminuite di numero e le esigenze pastorali influiscono certamente su una minore severità di giudizio dei candidati. La diminuzione del numero delle vocazioni potrebbe anche avere a che fare con la sessualità e la repressione della sessualità e viceversa.
L’abbandono della vita sacerdotale avviene spesso, non sempre, perché nel cammino dello sviluppo l’individuo scopre il valore della sessualità. Siccome, quindi, il desiderio di vivere la propria sessua-lità è una minaccia di abbandono della vita consacrata, la sessualità viene sentita dall’istituzione come temibile e quindi da reprimere, con i risultati negativi di cui s’è detto. Con ciò non si vuol af-fermare che il celibato non possa essere vissuto in modo esemplare da persone mature in grado di sublimare le loro pulsioni sessuali.
Freud, ingiustamente considerato da molti cattolici un pericoloso sessuomane, aveva teorizzato che una persona normale possa sublimare le pulsioni. Sublimare, secondo lui, significa «deviare la pul-sione sessuale verso una nuova meta non sessuale tendente verso oggetti socialmente valorizzati». Se la sublimazione riesce, il celibato non solo è vissuto bene, ma è una condizione auspicabile, quando un sacerdote si impegna a dare vita a uomini e donne che vivono in ambienti di miseria disumana, impegno quasi impossibile da sostenere in coppia. Il privilegio di avere conosciuto persone del genere mi ha aiutato a non abbandonare la fede.
Ma perché la sessualità arrivi al livello elevato della sublimazione occorre innanzi tutto che il sog-getto abbia ricevuto inizialmente una buona strutturazione di base – altrimenti la sessualità può e-rompere in forme perverse in momenti inaspettati della vita – e deve anche non essere rigidamente repressa.
Abbiamo scritto sopra che la persona che ha avuto difficoltà di base è portato istintivamente verso ambienti ecclesiastici; dobbiamo aggiungere che anche se spesso trova in tali ambienti persone ma-ture e generose, esse sono in grado di aiutarlo ma non di risolvere i suoi problemi più gravi. In altri casi può accadere invece che sia proprio la non maturità del superiore a non fargli riconoscere la gravità della patologia del candidato. In altri casi, inoltre, può accadere che la non maturità del for-matore lo possa portare inconsciamente a sentire che il candidato, proprio perché è fragile, può essere facilmente sottomesso e dunque non porrà particolari problemi dal punto di vista disciplinare.
É capitato non infrequentemente che si ritenga, magari in buona fede, che la grazia di Dio possa guarire anche le situazioni più difficili. Qualche volta questa buona fede si accompagna a una buona dose di presunzione sulle proprie forze taumaturgiche, a ignoranza e a diffidenza verso le terapie psicoanalitiche.

Le misure adottate quando ci si è resi conto della pedofilia di un sacerdote sono state adeguate?
Nella nuova consapevolezza che l’istituzione ecclesiastica mostra nei confronti del dramma della pedofilia nella Chiesa e degli errori commessi da quei superiori che non hanno agito immediatamente nei confronti del sacerdote, considerando magari utile il semplice spostamento in un altro ambito, appare di evidente importanza la necessità di aggiornare le norme di prevenzione e di punizione in questa materia. Sembra ovvio che debba essere reso più cogente l’obbligo per i superiori, anche i più renitenti, a non considerare più tali eventi come «cosa loro», in modo che il pedofilo sia sottoposto a un processo giudiziario amministrativo e penale anche in quegli stati in cui la denuncia non è obbligatoria: il pedofilo ha commesso atti che non riguardano lui solo, e un solo ambiente, ma che lo rende pericoloso per l’intera società. Non potrà mai svolgere una funzione sacerdotale.
É da augurarsi che in questo aggiornamento si consideri la questione anche dal punto di vista psico-logico. Si ha l’impressione, dai giudizi espressi da ecclesiastici autorevoli, che il pedofilo sia consi-derato soprattutto da un punto di vista morale, come un grave peccatore che ha commesso atti «i-gnominiosi» dei quali può pentirsi e riscattarsi. Ma per fare un peccato non occorre avere la piena consapevolezza di quello che si sta facendo? Non è facile per uno psicoterapeuta che ha avuto a che fare con la pedofilia trasmettere ai non addetti ai lavori la gravità degli esiti di un abuso su un bam-bino. Ma è ancora più difficile fare capire, soprattutto ha chi ha responsabilità nei suoi riguardi e diffida magari della psicologia, che il pedofilo è un malato grave, con un Io talmente poco coeso, da arrivare talvolta a non essere consapevole di quello che fa o ha fatto. Solo un Io integro è in grado di esprimere veri atti di contrizione e di penitenza. Il pedofilo non può arrivare alla possibilità di chiedere perdono e soprattutto non è in grado di cambiare i suoi comportamenti dopo che ha fatto un atto di contrizione. Vista in questa ottica, perde molto valore la considerazione della maggiore o minore gravità degli atti compiuti che possono richiedere un richiamo, un ammonimento e solo in casi estremi la riduzione allo stato laicale. Inoltre come si può essere sicuri che un atto considerato «poco grave», dato che appare soltanto come un preliminare sessuale non scatenerà in altre occasioni imprevedibili una violenza distruttiva?

P Clotilde Buraggi Masina (“Parole in libertà”, rubrica “Articoli”, http://www.grillonews.it/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=3187)

Di cuore…

Posted in Senza categoria on 23 dicembre 2009 by carlonline