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Narcisismo e fedeltà

Posted in Perle di saggezza on 25 giugno 2008 by carlonline

Ciao a tutti,

sul n. 3/2008 di “Se vuoi” (cfr. www.apostoline.it) ho trovato un articolo di d. Nico Dal Molin.

Siccome mi è sembrato molto interessante, ho deciso, come mio solito, di condividerlo con voi.

Sarebbero molto graditi commenti e opinioni al riguardo. BUONA LETTURA!

(…) vogliamo cercare di cogliere qualcosa di più profondo a proposito del “narcisismo”: un modo “patologico” di essere e di vivere le relazioni e le scelte di amore, assai più diffuso di quello che si possa immaginare. (…) L’identikit che cercherò di tracciare della personalità narcisita è certamente semplificato rispetto alla complessità degli studi che ruotano attorno a questa “patologia”, ma credo possa essere sufficiente per gettare luce su di una modalità di “pensare l’amore” che certamente fa a pugni con una progettualità e con una fedeltà nelle scelte profonde della relazione.

Anche se non sembra tale, il narcisista ha un enorme bisogno di nutrire la stima di se stesso  e continuamente, cercando l’approvazione incondizionata degli altri e vivendo le sue relazioni all’insegna di uno slogan tipico dei nostri giorni: “Usa e getta!”… Come dire che il suo modo di rapportarsi è assolutamente parassitario e utilitaristico. Questo lo porta ad essere incapace di vivere e di esternare, in maniera sincera, sentimenti di coinvolgimento, commozione e tristezza, non andando mai oltre ad una pura e semplice “faccia da circostanza”. È incapace di dire profondamente a qualcuno “Ti voglio bene”, e i suoi sentimenti prevalenti sono rabbia, competizione, invidia e gelosia. Nella continua ed esasperata ricerca dell’approvazione altrui disprezza quello  che gli altri fanno o sono e, in questo senso, potremmo dire che ogni sua relazione è carente di reciprocità e gratuità, è banale, vuota frustrante. La sua vita è un continuo sforzo di fuga dalla realtà, con la terribile conseguenza di trovarsi totalmente impreparato ad affrontare le inevitabili vicende dolorose della vita, quasi a creare un’aspettativa irrealistica e miracolistica di poter… camminare sulle acque del dolore e della sofferenza umana, senza restarne toccato. Egli non può amare una persona, perché è fondamentalmente incapace di attesa e di pazienza. Infatti, queste sono dimensioni-chiave della relazione in Amore, ma rappresentano anche quel senso di provvisorietà e di insicurezza che per un “io” narcisistico sono ferite e provocazioni impossibilii da sopportare. Non può accettare di trovarsi in una situazione di insicurezza, in attesa di qualcosa che non sia totalmente sotto il suo controllo razionalizzante e pianificante.

Sono queste dinamiche e queste modalità che fanno dire a coloro che hanno approfondito le dinamiche del “narcisismo” che queste persone… “non sono capaci di amare”! Quanta tristezza in questa affermazione: solo un rapporto di genuina fiducia produce apertura in una relazione amorosa, di coppia e non; mentre la gelosia  la rabbia portano con sé solo distruttività e brutalizzano ogni tipo di rapporto, come purtroppo le cronache spesso tristemente ci insegnano.

La fedeltà è veramente una “porta stretta per cui entrare”: assai di frequente, ai nostri giorni, si sente dire da parecchie coppie che la loro scelta è quella sì di stare insieme, ma… “finché dura e finché piace”, per rispettare la reciproca libertà.

Oggi (…) si arriva a teorizzare e a vivere il “turismo sessuale”, alla ricerca della sensazione sempre nuova o dell’esperienza più inebriante.

Come immaginare in questo contesto impegni a lungo termine, adesioni che non siano selettive e parziali già in partenza, appartenenze che non siano a loro volta multiple per avere sempre a portata di mano la scappatoia necessaria? Eppure noi torniamo a ribadire che la fedeltà, pur essendo come la “porta stretta” dell’Amore, ci apre di fronte un immenso cammino di libertà. Non stiamo parlando di una fedeltà che cade presto nelle pastoie della ripetitività e della monotonia relazionale, ma di quella “fedeltà creatrice”, perché ispirata, perché innovatrice, perché carica di una vitalità e di una fecondità che sono come l’acqua di una sorgente.

Una simile fedeltà non è solo utopia o sogno; è possibile credere che nell’amore vero non ci si ripete mai e che si possono percorrere sentieri nuovi di relazione e tracciare piste esistenziali prima mai intraviste.

È opportuno chiederci, a questo punto, per una corretta impostazione di un progetto di Amore fedele: “Cosa non è la Fedeltà?”.

Essa rifugge da tutto quello che è schematismo prevedibile e fisso, da quella specie di “ritualismo” esasperato, ossessivo e compulsivo che sa di nevrosi e non di armonia interiore. E non si presenta neppure camuffata sotto i tratti della testardaggine o dell’ostinazione. Sì, è vero, c’è anche chi tenta di vendere la Fedeltà così camuffata, ma la coerenza della Fedeltà non ha nulla a che vedere con quella che la Bibbia definirebbe come arrabbiata e ostile ostinazione e cocciutaggine di un… cuore indurito. La Fedeltà vera ci interroga e ci provoca sul senso e sulla qualità del nostro “credere”, soprattutto del nostro credere agli altri: essa infatti si colloca come un gesto profondo e totale di fiducia nella persona amata. Essa ci interroga e ci provoca sulla modalità del nostro “amare”, che troppo spesso noi facciamo dipendere dalla riserva: “ti do in base a quanto anch’io ricevo!”. L’amore senza riserve non mette la pregiudiziale che per dare bisogna avere…

Ed è ancora la Fedeltà ad interrogarci se abbiamo imparato a “soffrire” per essa, per mantenerla viva e coerente, perché proprio nei momenti della sofferenza, della solitudine, della fragilità vulnerabile che noi siamo e che portiamo come segno della nostra umanità, l’amore si purifica e si autentica. È una Fedeltà che pone un serio ed esistenziale punto interrogativo sulla nostra capacità di “pazienza”, di tolleranza. Abbiamo già visto che è proprio il narcisista la personalità che per eccellenza non sa amare, forse proprio perché è incapace di pazientare e di attendere, per riannodare quei fili che in una relazione si possono anche spezzare.

Finalmente, è sempre la Fedeltà che permette di trovare la “voglia di aspettarsi”: quando la persona cara è stanca, non si allunga il passo, ma con lei ci si siede sul bordo della strada, si aspetta che ritorni il fiato e la voglia di riprendere il cammino. E se qualcuno chiede: “Ma perché lo fai?”, ebbene, non ci sono motivazioni straordinarie ed eccezionali, ma un semplice e stupendamente convincente: “Così, per amore!”.

È questa Fedeltà semplice, che diviene un progetto infinito di Amore, capace di radicarsi in Dio. Il Dio fedele… Eppure, talvolta, chi di noi può dire di non aver dubitato seriamente di questa sua fedeltà e vicinanza? È un dubbio profondamente carico di umanità quello che si interroga di fronte a realtà che appaiono incomprensibili ai nostri occhi, al nostro cuore… soprattutto di fronte alla sofferenza, alla morte di persone a cui la nostra vita è  ed è stata profondamente legata. Perché talvolta Lui si nasconde in una forma di lontananza e impenetrabilità ai sussurri e alle grida di questa umanità pellegrinante e dolente?

È un dubbio che anche Gesù ha avuto nel momento supremo dell’Amore per la sua esistenza, sulla Croce, sul Gòlgota: “Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?”. Un grido che raccoglie in sé tutta la fatica di Fedeltà dell’umanità. Ma anche un grido che si stempera nella pace di un cuore che, guardando all’Infinito, osa dire: “Padre, nelle tue mani affido il mio spirito”. E qui la parabola della Fedeltà umana si congiunge per sempre con la parabola della Fedeltà divina.

Tutto questo può ben riassumersi nella suggestione di questo semplice aneddoto:

“Un discepolo si addormentò e sogno di essere andato in Paradiso. Con sua grande sorpresa vi trovò il maestro spirituale e gli altri discepoli, seduti e assorti in meditaz. “È questa la ricompensa del Paradiso? – gridò – Ma è esattamente quello che facevamo sulla terra!”. Allora udì una voce esclamare: “Sciocco! Pensi che chi medita sia in Paradiso? È proprio l’opposto… è il Paradiso ad essere in chi medita”.

Fuori di metafora potremmo anche noi fare una applicazione:

“Non è chi vive la Fedeltà in Amore ad essere in Paradiso, ma piuttosto è il Paradiso ad essere infinitamente presente in un cuore fedele”.

Shalom!

Posted in Perle di saggezza on 20 luglio 2007 by carlonline

Ciao, sulla rivista di orientamento vocazionale “Se vuoi” ho trovato questo articolo dello psicologo Nico Dal Molin. A me è sembrato molto interessante e, visto che alla luce della mia esperienza personale mi trovo d’accordo, ho pensato di proporlo anche ai visitatori di questo mio space.

Buona lettura e… commentate pure…

(per info: http://www.apostoline.it/archiviosevuoi/sommario2007/sommario2007.htm)

“Shalom, pace a te!” È un aspetto che ricorre in maniera costante e sorprendente nei vangeli della Risurrezione: quando il Signore Gesù appare alle donne e ai suoi discepoli, come Risorto, il saluto che egli dona loro è denso di affetto e significati profondi: “Shalom, pace a voi”.

La pace di cui parla Gesù non è semplicemente un quieto vivere, non è un senso di tranquillità, ma è uno stile globale di vita, dove questo saluto si fa insieme augurio, benedizione, grazia e dono. È una pace che investe totalmente tutta la vita, perché sta a significare insieme il benessere fisico e morale… l’armonia con se stessi, con gli altri, con Dio… la gioia delle cose fatte e di quelle da compiere… la salute e la forza per portare a compimento quello che si è iniziato… l’essere a proprio agio con se stessi, che non ha nulla a che vedere con momenti esaltanti ma emotivi, di euforia e di eccessiva autoesaltazione (quella “gasatura” che dura lo spazio di poche ore o pochi giorni, e poi ci si ritrova a piombare, frustrati e desolati, in un aggrovigliato disagio con se stessi).

Lo Shalòm, la pace del cuore, è un dono da attendere, da invocare, ed è insieme una ricerca in cui impegnare con coraggio e con totalità tutto se stessi.

Quando un cuore è veramente riconciliato? Quando sperimenta come il desiderare un certo progetto di vita, una scelta esistenziale, immaginando concretamente di poterla attuare e vivere… ci fa provare una contentezza interiore e profonda e ci immette in un circuito di essere, di pensare, di amare nel fare le cose di tutti i giorni. Ciò comporta che si guardi alle possibili scelte anche con un senso di trepidazione; è naturale, perché il futuro è un appello, ma anche una sfida che domanda coraggio! Del resto, non esistono sentimenti allo stato puro in noi; tutto convive con sensazioni diverse, talvolta un po’ contrastanti; ma non per questo diviene impossibile capire quale è il sentimento che prevale: se quello della Pace interiore o quello del disagio, del pessimismo o della fiducia, di una ricerca di Speranza o di una delega totale alla rassegnazione.

Per camminare verso la pace del cuore è importante imparare ad accettare e a convivere con le zone d’ombra della nostra vita e del nostro cuore, è necessario prendere coscienza di queste realtà tenebrose, fossero anche delle ferite e dei traumi che mai vorremmo avere sperimentato, per camminare verso la pace e la libertà del cuore, per risvegliarci alla vita, per suscitare in noi tenerezza e dolcezza, apertura, accoglienza, e pazienza.

Questo comporta un grande vantaggio per l’investimento delle nostre migliori energie: non devo più “giocare” a fare l’adulto forte e onnipotente, grande e invulnerabile, capace di successo e degno di ammirazione… Non cerco più di apparire per quello che non sono! Accetto di essere quello che sono davvero, con quei tratti di adolescente e… perché no, anche di bambino che continuo a portare dentro di me. È questo il primo passo per sentirmi amato da Dio come figlio suo, così come veramente sono e non come vorrei essere, perché comunque sono “prezioso” ai suoi occhi.

Non ci sono ricette particolari per raggiungere la “pace del cuore”, anche perché ciascuno di noi ha la sua strada da scoprire e da percorrere; tuttavia, qualche piccolo segnale, utile per tutti, lo troviamo lungo la strada, per non smarrirci.

• La via della pace del cuore incontra la traiettoria del “perdono”. Per questo non lasciare che situazioni di conflittualità e di non chiarezza ristagnino dentro di te: sono destinate a diventare acqua ferma e putrida, una palude stagnante e fangosa che inquina le nostre relazioni, la nostra vita, il nostro cuore. Abbiamo bisogno di essere perdonati e di imparare a perdonare… di essere accolti e abbracciati e di imparare ad accogliere e abbracciare… di essere consolati e rincuorati per imparare a consolare e a rincuorare. Questo diverrà consapevolezza vera e profonda per aiutarci a comprendere che in noi c’è una “zona luminosa e positiva”, e ciò diverrà spazio di speranza, di rinascita di energia vitale.

• Un ulteriore suggerimento potrebbe essere quello di continuare a cercare l’unità interiore. Viviamo in un’epoca di frammentarietà portata all’estremo, di rotture e fratture, di adesioni solo parziali, selettive, poco coinvolte. Per non cadere nella spirale vorticosa del Caos che tutto frantuma, che porta ad uno sbriciolamento e ad una erosione della nostra identità, occorre riconoscere che abbiamo bisogno di fare un po’ di ordine dentro di noi.

• Abbiamo bisogno di ritrovare i passi della discrezione e del silenzio, per non perdere appuntamenti preziosi che ci sfuggono solo perché siamo profondamente distratti.

Forse, per riassumere tutto questo, ci può essere utile ricorrere ad un aforisma orientale, un piccolo ma prezioso “detto cinese”:

“Quando la scarpa si adatta perfettamente al piede, ad essa non ci si pensa più. Quando la cintura è su misura attorno alla vita, ad essa non ci si pensa più.       Quando il cuore è nel giusto, ai “pro” e ai “contro” della vita non ci si pensa più…” (Chuang Tzu)

E il cuore che è nel giusto, è un cuore che vive pienamente nella pace.

Catechista?!

Posted in Perle di saggezza on 22 ottobre 2006 by carlonline
Ciao a tutti!

Ieri, sabato 21 ottobre 2006 ho avuto la mia prima esperienza come catechista. Devo dire che è andata abbastanza bene, anche perchè sono affiancato da due persone molto valide (Andrea e Mara). A dir la verità ci dovrebbe essere anche Nadia (per la parte ludica), ma essendo anche volontaria della Croce Rossa, ieri non c’era. Il gruppo è abbastanza numeroso (18), composto per la maggior parte da ragazzine e, tutto sommato abbastanza diligente (nei limiti del possibile per ragazzi di prima media).

Curiosamente, la settimana scorsa, mentre preparavo l’incontro, mi è capitata tra le mani una storiella molto carina che mi sembra adatta alla situazione. Mi ha richiamato alla mente certe parole: “Ecco, il seminatore uscì a seminare…” (Mc 4, 1-20).

La storiella è questa:

I DONI DI DIO

Una notte ho sognato che sulla via del Corso era stata aperta una bottega con la scritta: “Doni di Dio”. Entrai e vidi un angelo dietro un bancone. Meravigliato gli chiesi: “Che vendi, angelo bello?”. Mi rispose: “Ogni ben di Dio”. “Fai pagare caro?”, gli chiesi. “No, i doni di Dio sono tutti gratuiti”, replicò lui. Contemplai il grande scaffale pieno d’anfore d’amore, c’erano anche flaconi di fede, pacci di speranza, scatole di salvezza e così via. Mi feci coraggio e gli chiesi: “Dammi un po’ d’amore di Dio, tutto il perdono, un cartoccio di fede, e salvezza quanto basta”. L’angelo mi preparò il tutto sul bancone, ma quale non fu la mia sorpresa quando vidi che di tutti i grandi doni che avevo chieso, l’angelo mi fece solo un piccolissimo pacco, che stava nel pugno di una mano. Esclamai: “Possibile! Tutto qui?”. L’angelo, solenne, mi rispose: “Eh, sì mio caro, nel negozio di Dio non si vendono frutti maturi, ma soltanto… piccoli semi da coltivare”.

Ringrazio il Signore per i tanti semi di cui mi ha fatto dono nella mia vita, gli chiedo di aiutarmi a coltivarli in modo che possano giungere a dare il massimo frutto, e infine chiedo anche a tutti voi una preghierina perchè possa essere degno di questo nuovo ruolo che mi è stato affidato: seminare la Parola di Dio in quei piccoli orti che sono i cuori dei miei ragazzi.

Che Dio vi benedica e…  “All the best 4 u!”

 

Chi semina vento…

Posted in Perle di saggezza on 22 gennaio 2006 by carlonline

“E poiché hanno seminato vento raccoglieranno tempesta. Il loro grano sarà senza spiga, se germoglia non darà farina” (Os 8,7).

Leggo i giornali, sento i commenti, ascolto i discorsi della gente. Mi ritornano le parole, sono quelle di un profeta: Osea, ottavo secolo  avanti Cristo,    ma sono, a mio avviso, la cifra inquietante di ciò che sta accadendo oggi.

Non stiamo forse raccogliendo tempesta?

L’interrogativo è sulle labbra della gente comune, preoccupata come tutti per questa deriva  allucinante del progresso umano: il buco nell’ozono, la carne avvelenata, le acque inquinate, l’uranio impoverito, le isole assediate da scarichi mortiferi… È   come se assistessimo, impauriti e  impotenti, a un’opera di “decreazione”: Dio ha creato il giardino, noi lo decreiamo, riducendolo, a poco a poco, a deserto.

Stiamo raccogliendo tempesta?

Ciò che manca oggi, forse, è un sussulto di profezia, un profeta che tolga il velo e smascheri le radici del male:

“Avete seminato vento!”.

Quale vento abbiamo seminato?

“Due iniquità ha commesso il mio popolo: abbandonarono me, fonte d’acqua viva e si scavarono cisterne, cisterne screpolate che non trattengono l’acqua” (Ger 2,13).

Non sarà questo il momento in cui dare nome alle cisterne screpolate, le cisterne cui ci siamo affidati sostituendole alla fonte d’acqua viva, le cisterne che ci lasciano, ora, a fissare con sgomento un deserto sulla terra, un vuoto nel cuore?

All’adorazione del vero Dio, sorgente d’acqua viva, abbiamo sostituito l’idolatria del denaro, del potere, del successo, dell’immagine, senza accorgerci che lì abitava una forza di morte.

Questo è il vento che abbiamo seminato. E ora raccogliamo tempesta.

Purtroppo, per una schizofrenia inimmaginabile, succede che oggi ad alzare il lamento per la tempesta siano, paradossalmente, i corifei del vento, quelli che adorano gli idoli vuoti, le maschere del tempo, facendole luccicare agli occhi di tutti per vile interesse, gli uomini e le donne di corte in adorazione del dio denaro, del dio successo, del dio potere, del dio immagine. Si combattono mulini a vento agitando spauracchi vuoti e non si dà nome a ciò che “decrea”, a ciò che fa avanzare il deserto nell’anima e sulla terra.

Come reagire al male, alle forze che portano morte sulla terra?

Forse è venuta l’ora di uscire, da un lato, dalla rassegnazione che spegne il coraggio di innovare e, dall’altro, dall’illusione devota di chi pensa che basti rimettersi a frequentare il tempio, riducendo la fede a pura frequentazione.

Forse occorre capire che, oggi, bisogna rimettersi a frequentare la vita, la storia, con la memoria di Gesù viva, non spenta, nei nostri “oggi”.

Forse è tempo che ci ridestiamo tutti dal sonno. Che ognuno di noi si prenda, per quanto gli compete, la propria responsabilità: nella famiglia, nella città, nel paese, nella Chiesa, nel mondo.

Ci rimane nel cuore, nonostante tutto,qualche suggestione del Vangelo e, in forza di quella, la capacità critica di intravedere se i modelli che stiamo perseguendo siano o no in sintonia con il Gesù dei vangeli: un Gesù mite, umile, povero; un Gesù segno della compassione di Dio; un Gesù che scopre la fede nei lontani; un Gesù che, a quelli che per la religione, per la società, non contano, dice:

“Voi contate, contate per Dio!”.

La grande tradizione della Bibbia ci ha insegnato che tocca a Dio portare a compimento l’opera delle mani dell’uomo. Ma, affermando questo, ci ha pure insegnato che le nostre mani contano, che il giardino, Dio l’ha affidato all’opera dell’uomo e della donna. C’è, dunque, una responsabilità da riprendere in mano con gioia ogni mattina: la responsabilità del giardino, la responsabilità di quell’angolo di mondo che oggi ci viene affidato.

Poter dire ogni mattina, ma con passione:

“Io ricomincio!”.

Angelo Casati

(da Il seme nella città, EDB, Bologna 2005)

 

 

GMA

Posted in Perle di saggezza on 2 agosto 2005 by carlonline
Sopra un volantino del "Gruppo Missioni Asmara" (per info clicca qui) ho trovato questo bellissimo pensiero. Avrebbe potuto essere benissimo un pensiero del Beato Lodovico Pavoni (specie ai nosti giorni) e, visto che il GMA si ispira da sempre al carisma di Padre Lodovico, mi piace pensare che lo abbia ispirato lui. 
Siccome mi è piaciuto molto, ho deciso di condividerlo con voi.
 
 
Se non si abbassa lo sguardo,
non si incrocia lo sguardo dei bambini.
Se un adulto non si piega per sorreggerlo,
un bambino non impara a camminare.
Se non si tendono le braccia verso terra,
non si può sollevare un bambino.
I bambini, infatti, sono più vicini alla terra;
e come la terra, vulnerabili e indifesi,
ci sono dati in custodia.
Ma spesso,
non ci si abbassa per alzare un bambino,
per farlo giocare,
per aiutarlo a crescere.
Ci si abbassa per altri motivi.
 
 
Ogni sguardo di bambino è il futuro che chiama!
 
 

 

 

La bontà

Posted in Perle di saggezza on 3 giugno 2005 by carlonline

 

Nessuno è perfetto (per fortuna!)

Posted in Perle di saggezza on 1 giugno 2005 by carlonline

 

Ogni giorno, un contadino portava l’acqua dalla sorgente al villaggio in due grosse anfore che legava sulla groppa dell’asino, che gli trotterellava accanto.

Una delle anfore, vecchia e piena di fessure, durante il viaggio, perdeva acqua. L’altra, nuova e perfetta, conservava tutto il contenuto senza perderne neppure una goccia.

L’anfora vecchia e screpolata si sentiva umiliata e inutile, tanto più che l’anfora nuova non perdeva l’occasione di far notare la sua perfezione:
"Non perdo neanche una stilla d’acqua, io!".

Un mattino, la vecchia anfora si confida con il padrone: "Lo sai, sono cosciente dei miei limiti. Sprechi tempo, fatica e soldi per colpa mia. Quando arriviamo al villaggio io sono mezza vuota. Perdona la mia debolezza e le mie ferite".

Il giorno dopo, durante il viaggio, il padrone si rivolse all’anfora screpolata e le disse: "Guarda il bordo della strada".
"Ma è bellissimo! Tutto pieno di fiori!" rispose l’anfora.
"Hai visto? E tutto questo solo grazie a te"disse il padrone.
"Sei tu che ogni giorno innaffi il bordo della strada.
Io ho comprato un pacchetto di semi di fiori e li ho seminati lungo la strada,
e senza saperlo e senza volerlo, tu li innaffi ogni giorno".

La vecchia anfora non lo disse mai a nessuno,
ma quel giorno si sentì morire di gioia.

Siamo tutti pieni di ferite e screpolature, ma se lo vogliamo,
possiamo fare meraviglie con le nostre imperfezioni…