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Citazioni

Posted in Citazioni on 12 luglio 2005 by carlonline

 

"Finché gli uomini temeranno le mani che hanno plasmato l’argilla, come qualcosa che stritola e soffoca, impegneranno tutte le forze per liberarsene; tenteranno il più possibile di sfuggire alla minaccia della dipendenza e ancor più s’imporranno di progettare da se stessi la propria immagine. Per paura di esser plasmati da mani estranee, per odio di sé in quanto forma derivante da una massa inerte, amorfa, tenteranno, comprimendo oltre misura su se stessi la polvere senza valore dell’esistenza, di trasformarla in prezioso diamante. (…) Non si dovrebbe temere questa base ‘materna’ plasmatrice, poiché quello che ci dà l’impronta essenziale, insieme ci sorregge, ci configura, regna in noi, ci conserva e custodisce; non quindi il superamento dell’umano, ma il suo rinvenimento è compito da prefiggersi. (…) In ogni uomo si deve rinvenire l’opera plasmatrice divina, e ogni uomo, sia egli Leonardo, Mozart, Shakespeare, tu oppure io, reca nel profondo di sé un’immagine, una musica, una parola di eternità, che solo in lui può assumere voce, espressione, colore. (…) Non l”azione’, il ‘rigore’, la ‘violenza’, la ‘volontà’ – non Michelangelo alle prese col blocco di marmo – bensì l’arte della contemplazione paziente, dell’ascolto comprensivo, dell’unione affettuosa, dell’accordo spontaneo dei cuori risveglia il ‘giardino’ dei sentimenti umani alla più bella fioritura. Non si tratta quindi di ‘dar forma’ e di ‘modificare’, ma di lasciar maturare e sollevare alla luce". (Tratto da Eugen Drewermann, "L’essenziale è invisibile").

Citazioni

Posted in Citazioni on 12 luglio 2005 by carlonline

     "Tutti siamo d’accordo che si deve fare il bene: il problema comincia quando si vuol delimitare cosa è il bene e cosa è il male.

     L’imperativo è pragmatico, perchè l’alternativa è la distruzione. Non è l’imperativo a priori: "perchè così deve essere". L’etica non può essere globale, ma deve essere oggi un’etica accettata nel mondo attuale e si costituisce soltanto – o si scopre – nel dialogo interculturale.

     E qui ritengo utile tratteggiare un decalogo dell’etica del dialogo. 

  1. L’altro esiste "per" ciascuno di noi. E l’altro è il musulmano, l’altro è l’emarginato, l’altro è il marito, l’altro è il bambino, il mondo, ecc. Una specie di superamento inconscio del solipsismo.
  2. L’altro esiste come soggetto e non soltanto come oggetto. Esiste a sé stante e non mi ha chiesto il permesso di esistere. Neanche la pietra, gli alberi, gli animali.
  3. L’altro non è oggetto di conquista, di conversione, di studi: è (s)oggetto, con diritti propri, con lo stesso diritto di interpellarmi, di interrogarmi, che ho io. La relazione è, quindi, biunivoca: il dialogo è dialogo perchè non è monologo. Non è soltanto domandare, ma lasciarsi anche interpellare. Per questo c’è una necessità di ascolto, di umiltà, di uguaglianza.
  4. Anche se io penso che l’altro (e l’altro può essere un sistema religioso o culturale) sbaglia, devo entrare in contatto con lui, altrimenti non c’è dialogo, e senza dialogo non c’è pace.
  5. La disposizione a dialogare è il principio etico supremo. Se ci si nega al dialogo, si finisce con il divorzio, con la guerra, con la bancarotta, con il disastro.
  6. Il dialogo deve essere totale. Tutto deve essere messo sul tappeto, altrimenti non è dialogo dialogale, non è dialogo umano, è dialogo diplomatico: si mira a vincere.
  7. L’etica è collegata al politico, dipende dal religioso ed è frutto di una cultura. Tutto ciò relativizza l’etica, ma la rende concreta ed efficace.
  8. L’etica scaturisce dal dialogo religioso e allo stesso tempo ne è la sua causa.
  9. Nessuno ha il diritto di promulgare un’etica. L’etica non si promulga, si scopre, e si scopre nel dialogo.
  10. L’etica contemporanea deve confrontarsi con un "novum" che non si era mai verificato nella storia: il "novum" di tanta gente che muore di fame, di sete, di stenti e di violenza. E che attende una redenzione concreta: non annuncio di princìpi etici, ma un comportamento operativamente salvifico, purificato di ogni pretesa messianica.".

Raimundo Panikkar