Le domande di un non credente al papa gesuita chiamato Francesco


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Buongiorno a tutti! Dopo secoli di latitanza, torno a “scarabocchiare” la mia “bacheca virtuale”. Lo stimolo mi è stato dato da un articolo di Eugenio Scalfari pubblicato questa mattina su “La Repubblica.it” (http://www.repubblica.it/politica/2013/08/07/news/le_domande_di_un_non_credente_al_papa_gesuita_chiamato_francesco-64398349/), dal titolo: “Le domande di un non credente al papa gesuita chiamato Francesco”. Se da un lato non posso che rallegrarmi del fatto che questo Papa sia stimato anche da chi si definisce “lontano” dalla Chiesa, dall’altro sono rimasto quantomeno stupito dalle domande che una persona colta quale reputo essere l’autore dell’articolo ha posto a Papa Francesco. Le riporto testualmente:

Prima domanda: se una persona non ha fede né la cerca, ma commette quello che per la Chiesa è un peccato, sarà perdonato dal Dio cristiano?

Seconda domanda: il credente crede nella verità rivelata, il non credente pensa che non esista alcun assoluto e quindi neppure una verità assoluta, ma una serie di verità relative e soggettive. Questo modo di pensare per la Chiesa è un errore o un peccato?

Terza domanda: Papa Francesco ha detto durante il suo viaggio in Brasile che anche la nostra specie perirà come tutte le cose che hanno un inizio e una fine. Anch’io penso allo stesso modo, ma penso anche che con la scomparsa della nostra specie scomparirà anche il pensiero capace di pensare Dio e che quindi, quando la nostra specie scomparirà, allora scomparirà anche Dio perché nessuno sarà più in grado di pensarlo. Il Papa ha certamente una sua risposta a questo tema e a me piacerebbe molto conoscerla.

Ora, io non so se e cosa risponderà il Papa, dal mio punto di vista (ed è quello di un umilissimo sacerdote di oratorio), le risposte che potrei dare io potrebbero essere queste:

Alla prima domanda risponderei: come può anche semplicemente pensare di essere perdonato uno che non è minimamente convinto di aver fatto qualcosa di sbagliato? Il peccato (nella visione cristiana) è un auto-collocarsi fuori dall’amore di Dio, il “perdono” non è altro che l’accondiscendenza di Dio alla creatura che desidera ritornare in quella relazione di amore che il peccato aveva interrotto.
Alla seconda domanda risponderei che la domanda stessa è una contraddizione in termini: come si può affermare che non esiste una verità assoluta, ma solo tante “verità relative”? Non è già questa un’affermazione che pretende di essere vera?
Infine, alla terza domanda (che mi sembra la più superficiale) risponderei: forse che, per il semplice fatto che non ci sarà più nessuna creatura umana che la può pensare, insieme al genere umano scomparirà anche Venezia, o la Pietà di Michelangelo, o il mondo intero? Il mondo, caro Scalfari, c’era anche ai tempi dei dinosauri, i quali, nonostante fossero dotati di ben 2 cervelli, avevano ben altri “pensieri” che chiedersi se c’era o non c’era un Dio. Ritenere che qualcosa esiste “solo” perchè posso pensarla mi sembra fuori dalla realtà, e quantomeno arrogante.

Old best 4 U, my friends, God bless!

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